• Come sono diventata femminista

    Qualche settimana fa ho letto un libro davvero interessante e che consiglio: Come sono diventata femminista, di Rosangela Pesenti.

    La protagonista del libro è nata in un piccolo paese della pianura padana in provincia di Bergamo. Grazie alla laurea in Magistero all’Università Cattolica di Milano è passata da maestra elementare a professoressa delle scuole medie. A settant’anni e dopo l’esperienza di un tumore al seno ha deciso di andare a vivere al mare per creare una distanza fisica ed emotiva con il proprio passato. Una distanza più pensata e sperata che praticata visto che si è portata una valigia piena di quaderni e diari in cui ha annotato eventi e pensieri della propria vita.

    Un lunedì mattina la protagonista viene svegliata da una telefonata di Valentina. Valentina è sua nipote, figlia della figlia della sorella, e vuole scrivere insieme alla ziona (così la chiama lei) la storia della loro famiglia, del Sessantotto, del femminismo e dell’UDI. Valentina vuole conoscere la storia ma anche la controstoria, ciò che ha portato a dire che la generazione degli anni Novanta è la generazione di chi ha perso i propri diritti. La zia dapprima non vorrebbe, poi nei giorni che passano dalla chiamata, il lunedì, all’arrivo, la domenica successiva, le attività quotidiane sono inframmezzate dai racconti di vita narrati in un flusso di coscienza che ci ricorda le opere di Virginia Woolf. Mentre sistema la propria casa per accogliere la nipote, la protagonista cerca di sistemare i propri ricordi, dare loro un’interpretazione e in un certo senso prepararsi all’incontro con Valentina.

    Come sono diventata femminista è un libro strutturato in sette giorni, proprio come, nella tradizione cristiana, dio ha creato il mondo. O meglio sei giorni di lavorio di pensieri e attivismo delle mani e uno di riposo nell’attesa dell’arrivo di Valentina. Come scrive l’autrice è il racconto di storie alla periferia della Storia, ma proprio per questo più vicine a noi che leggiamo. Sono storie di famiglia in cui ci possiamo immedesimare (la scelta se studiare o no, la scelta rispetto al lavoro, le scelte rispetto alle amicizie e alle relazioni amorose, le scelte politiche). E la scelta più importante quella di diventare femminista. Ma che cos’è il femminismo per la ziona? Nel racconto di Rosangela Pesenti io vedo un femminismo che nasce in due tempi: il primo, più immediato, è rappresentato dalla citazione di riferimenti di letture e biografie femministe, Rosa Luxemburg, Simone de Beauvoir, Virginia Woolf, Carla Lonzi, Teresa Noce, Joyce Lussu, Carla Ravaioli, Bianca Guidetti Serra, Lidia Menapace, Simone Weil, Christa Wolf e l’amica Marisa compagna femminista morta a cinquant’anni di tumore; il secondo è un femminismo agito sul lungo periodo: essere femminista per la protagonista non vuol dire aderire a un partito o a un’ideologia, ma rappresenta un modo di esistere come donna. Con dignità, autonomia e onestà. Ecco perché questo femminismo è un femminismo della quotidianità, un percorso femminista creato e agito nelle scelte e negli atti quotidiani.

    Il lavoro di scrittura di Rosangela Pesenti replica ciò che da sempre è un’attività delle donne: salvare vite, riparare i viventi. È ciò che fa anche la protagonista del libro salvando dall’oblio le vite dei famigliari, le loro scelte, i loro oggetti con particolare attenzione alle donne, perché sa che le donne senza memoria del passato sono donne senza memoria di loro stesse. Eppure sono tante, più di quanto pensiamo, le donne che hanno lottato per i nostri diritti, che ci hanno fatto ottenere condizioni di vita concrete perché le generazioni più recenti potessero avere la libertà di studiare, avere un contratto di lavoro certo, anche filosofeggiare.

    Rosangela Pesenti

    Queste pagine ci aiutano a ri-vedere la nostra storia, la storia delle donne delle nostre famiglie e la storia delle donne in generale chiedendosi e chiedendoci quanta storia sia passata nei silenzi e nei lavori femminili. Ma ci dà anche una ricetta pratica – come molto spesso sono le donne – per applicare questo femminismo alla nostra vita “fai ogni giorno una cosa per te, una cosa per una donna che ti è vicina e una cosa per il tuo genere”.

    Per approfondire con altre recensioni su Come sono diventata femminista leggi qui.

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  • Clara Zetkin e la nascita della Giornata Internazionale delle Donne

    La Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne, chiamata a volte Festa della Donna con tutto ciò che ne consegue per il nostro immaginario (festa = divertimento, festa della donna e allora quella degli uomini quando è? festa della donna = festa della mamma = festa del papà = san Valentino… ) è avvolta, come tutta una serie di date ormai simbolo, da leggende e invenzioni che si ripropongono l’8 marzo di ogni anno.

    L’organizzatrice delle Prima Giornata Internazionale delle Donne, il 19 marzo 1911, è stata Clara Zetkin, teorica marxista e politica tedesca, attivista per i diritti delle donne. Durante la Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste di Copenaghen (agosto 1910) Clara Zetkin insieme a Luise Sietz, propone l’istituzione ufficiale di un giorno nel quale celebrare le battaglie femminili del passato e protestare per i diritti ancora da conquistare. Non una festa quindi ma un giorno di lotta.

    Clara Zetkin è stata anche una convinta pacifista. Durante la prima guerra mondiale organizzò una conferenza internazionale delle donne socialiste contro la guerra a Berlino. E a causa di questa sua posizione pacifista fu arrestata diverse volte durante la Grande Guerra.



    Clara scriveva “Tutte le donne, qualunque sia la loro posizione, dovrebbero esigere l’uguaglianza politica come mezzo per una vita più libera”. Secondo voi è importante avere una data in cui le donne possano scendere in piazza ed ottenere visibilità, rivendicando il diritto alla propria emancipazione e autodeterminazione, ancora oggi?

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